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Diario di bordo – La prima settimana di EGI all’insegna dell’Oil

AULA 1 – Oil è un sostantivo che in Inglese significa contemporaneamente olio e petrolio. Le prime lezioni di Economia e Gestione delle Imprese (EGI) dell’anno accademico 2017-18, in aula 1 al Palazzo delle Scienze, presenti un centinaio di studenti, passeranno alla storia come quelle in cui olio e petrolio hanno introdotto allo studio dell’impresa gli allievi di EGI.

L’olio di Salvatore Sudano Urzì, detto Turi, strumento primario dell’arte di arrangiarsi tutta siciliana. Turi si è guadagnato da vivere inventandosi un servizio utilissimo agli esercizi commerciali di Catania e provincia, cioè ingrassare le cerniere e i ‘binari’ su cui scorrono le saracinesche dei negozi. La sua “value proposition” è chiara ed efficacissima; il suo “business model” è semplice, ma profittevole quanto basta; le sue “capacità imprenditoriali” sono indiscutibili. Turi è salito alla ribalta mediatica perchè di lui si sono occupati Corriere della Sera e Repubblica.

Il petrolio invece è l’oro nero, quel liquido infiammabile che le multinazionali estraggono dai giacimenti e le raffinerie lavorano per ottenerne vari prodotti, quali benzina e gasolio poi destinati alla distribuzione e vendita. Questi mercati sono di “concorrenza monopolistica” come dimostra il livellamento dei prezzi nel raggio di pochi chilometri lungo l’arteria stradale Viagrande – San Giovanni La Punta che il docente percorrere quotidianamente. Eppure, ogni stazione di servizio è come se operasse in una condizione di vantaggio monopolistico. Perchè? Lo scopriremo strada facendo.

Si è parlato pure d’altro nelle prime tre lezioni di EGI. Non solo di olio e petrolio. Anche di MAGAF (Microsoft, Apple, Google, Amazon e Facebook), i colossi della new economy che occupano una posizione di rilievo fra le big corporations a livello mondiale. Qualcuno ha proposto pure Netflix, ma con poco più di 8 miliardi di dollari di fatturato contro i 215 di Apple (decima azienda al mondo in assoluto per ricavi di vendita), ce n’è ancora strada da fare. E poi si è parlato pure di Nokia, ToysRUS, Blockbuster e Polaroid, imprese entrate in crisi perchè incapaci di capire la portata delle innovazioni, anche se alcune di loro (vedi Nokia e Polaroid) stanno provando timidamente a ripartire. A proposito, non è niente male la collezione “vintage” di telefoni Nokia del docente!

Si è parlato pure di “numeri”, con l’esercizio collettivo degli studenti consistente nel portare in aula i numeri della crisi (cioè indicatori sullo stato di salute dell’economia, dei mercati e soprattutto delle imprese), i numeri della speranza (start up innovative e imprese di nuova iscrizione ai registri camerali), i numeri dello sviluppo raccontati attraverso qualche caso. I numeri sono talvolta più eloquenti delle parole e dei concetti; partendo dai numeri si può risalire alle cause dei fenomeni.

Sullo sfondo di tutte le discussioni della prima settimana – tra cui quelle più impegnative hanno riguardato la significatività del modello CPC rispetto alla visione funzionalista e il dubbio se i modelli di management siano entrati in crisi con l’emergere della crisi – il canvas. Quel business model a nove blocchi di Alex Osterwalder, strumento di business design, che accompagnerà gli studenti strada facendo nella realizzazione del loro Business Project con cui, unitamente alle prove intermedie e di fine corso, verranno valutati alla fine di questo lungo cammino.

Last but not least. Si è parlato pure di Cuore e di Passione, come usare il primo e come rendere contagiosa la seconda. Una domanda sorge spontanea però: non è questo un corso di Economia e Gestione delle Imprese oppure è per caso una puntata del Dottor Stranamore?

 

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La Piramide dell’Apprendimento

Uno strumento che consente ai docenti di valutare meglio l’efficacia dei processi di apprendimento degli studenti è la cosiddetta piramide dell’apprendimento, di cui in rete esistono diverse interpretazioni, unitamente a qualche critica (si veda al riguardo il contributo di Paolo Pelloni). La validità scientifica di questo strumento, presentato per la prima volta nel 1946 dai National Training Laboratories, Bethel, Maine non è stata pienamente appurata; tuttavia, sul piano pratico chi insegna sa bene che l’attenzione degli studenti è più elevata in aula, quando i discenti si sentono protagonisti attivi del processo di apprendimento. Ciò avviene, in particolare, quando agli allievi è data la possibilità di partecipare attivamente alla discussione, di svolgere attività pratiche e, addirittura, di “poter insegnare” ai propri colleghi. Queste attività, meglio se svolte in gruppo, hanno un tasso di efficacia nel processo di apprendimento degli studenti almeno pari al 50%, raggiungendo punte del 90% quando lo studente “insegna”. Tradizionali attività di ascolto e lettura hanno invece un minore impatto sull’apprendimento di concetti e abilità e sulla formazione di competenze. Immaginare che queste attività, normalmente svolte dal docente in aula, possano essere rese disponibili on line, in modo che in qualunque momento lo studente possa consultare (anche su piattaforma dedicata) i materiali didattici, significa potenziare al massimo l’aula quale contesto privilegiato di apprendimento in cui docente e studenti possono meglio interagire fra loro

La Didattica Capovolta

Riportare lo studente al centro dei processi di apprendimento è l’obiettivo principale di tutte le principali riforme ed innovazioni del mondo della Scuola e dell’Università. Di solito, si tende al raggiungimento di questi obiettivi con un approccio “top-down”, cioè dall’alto verso il basso, che prova a modernizzare la didattica dei docenti con indicazioni, orientamenti, suggerimenti, best practices che sovente però vengono disattesi. E’ forse più auspicabile un approccio “bottom-up”, dal basso verso l’alto, che tende a vivificare la didattica dall’interno attraverso modalità di partecipazione attiva, interattiva (ed oggi multimediale) degli studenti. Scopo prioritario, infatti, è quello di favorire la pluralità dei processi di apprendimento dello studente, tenendo conto delle sue attitudini, delle sue inclinazioni, della sua personale e di stimolare in vari modi l’acquisizione di conoscenze, di abilità e di competenze utili per una formazione (generalista e specialistica) a tutto tondo.